Mini 3 cilindri Innocenti

Nella seconda metà degli anni sessanta, la Innocenti era guidata da Luigi Innocenti, figlio del fondatore Ferdinando. La produzione di automobili su licenza BMC (British Motor Corporation) procedeva in maniera soddisfacente e la casa di Lambrate accarezzava l’idea di una vettura interamente progettata e costruita in Italia. Fu così affidato a Nuccio Bertone e a Giovanni Michelotti, l’incarico di approntare dei progetti per una piccola utilitaria, da proporre nella fascia di mercato delle vetture da 750 cm³, da affiancare all’ormai datato modello “Mini

Attraverso le diverse gestioni della Innocenti (Leyland, De Tomaso e FIAT) la vettura, in tutte le sue diverse e successive evoluzioni, ebbe comunque un consenso di pubblico costante negli anni, che assestò le vendite su un livello tale da farla sopravvivere fino al 1993. Con un design quasi immutato per 19 anni, a conferma delle potenzialità dell’utilitaria che – dopo anni di oblio e dimenticatoio – risulta oggi ancor più apprezzata di quanto non lo fosse all’epoca della sua produzione.

Negli ultimi anni di commercializzazione, nelle versioni più economiche, la piccola Innocenti assurse anche al ruolo di auto meno costosa del mercato, mutando completamente il target di posizionamento che le era stato assegnato al suo esordio di “auto snob”. Curioso il fatto di come la vettura vivesse pure di un mercato di sostituzione. Parecchi utenti, durante gli anni di produzione, usavano cambiare la propria Mini con una Mini delle serie successive. Le dimensioni minime e le buone prestazioni e doti di economia dell’auto, crearono anche una nicchia di discreti affezionati, che fece vivere il mercato dell’usato della Mini Bertone anche alcuni anni dopo la sua uscita di produzion

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