La mia generazione

La mia generazione che aveva venti anni cinquant’anni fa non avrebbe mai accettato queste condizioni di detenzione sanitaria. Siccome non eravamo dei mascalzoni come si dice in giro, ci saremmo preoccupati della salute di mamma e papà, ma per non infettarli avremmo fatto certamente un’altra cosa: ce ne saremmo andati tutti da casa, avremmo moltiplicato le comuni di convivenza, avremmo occupato facoltà, scuole fabbriche e chiese, le avremmo difese col fuoco se necessario, e ci saremo divertiti come pazzi mentre qualche nonno se ne andava al creatore.

Franco Berardi Bifo

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-sistema-psico-immunitario-della-generazione-proto-digitale

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Unione Associazioni Culturali
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Una risposta a La mia generazione

  1. apoforeti ha detto:

    Per una psiche affetta da uno stato patologico, la mancanza di libertà e l’imposizione esterna di regole rigidissime non vengono percepite come un giogo, e tanto meno come un’umiliazione della propria dignità e autonomia, bensì come un sollievo, un aiuto, un sostegno. Finalmente l’anima sofferente, abbattuta, prostrata, riceve un bastone al quale appoggiarsi: è un sollievo, non un peso. E ora quel bastone, col ritorno alla normalità, viene meno; colui che lo aveva offerto, lo ritira. Subentra un senso di frustrazione, di dispetto. Perché offrire un sostegno e poi riprenderselo, lasciando le persone più incerte, più sole e affaticate di prima? Questo tipo di soggetti sono adesso più infelici che mai, proprio come certi malati sono infelici quando subentra la guarigione, perché sanno che non verranno più accuditi, vegliati e coccolati come prima; non saranno più scusati nei loro difetti, nei loro capricci, nelle loro pretese: in breve, dovranno tornare a lavorare, come tutti gli altri, e rientrare in una condizione simile a quella da cui erano usciti, sia pure al prezzo della malattia. Ma ci sono delle persone, e anzi non poche, le quali sono disposte a pagare un simile prezzo, né lo trovano eccessivo, in cambio di quelle attenzioni che in via ordinaria non ricevono da nessuno, o non le ricevono nelle misura desiderata, magari perché non sono capaci di farsi voler bene, non hanno meriti di alcun genere, né hanno voglia di fare alcunché se non farsi servire e coccolare.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/perche-comportarsi-da-idioti

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