Il fondamentalismo islamico

Intervista a Massimo Campanini, uno dei più noti arabisti italiani, docente di Pensiero islamico e Storia dei paesi islamici all’Università di Trento. Fonte: The Post Internazionale

Cominciamo dalle origini. Quando e come nasce il fondamentalismo islamico?

Dal punto di vista storico il fondamentalismo-radicalismo nasce come un’estremizzazione delle tendenze riformiste della nahda (in arabo rinascita) e dell’islah (riforma), cioè il rinascimento politico e intellettuale del mondo arabo-islamico tra Ottocento e Novecento. Le prime forme di fondamentalismo nacquero tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, dopo il crollo degli ideali laici e nazionalisti dell’epoca di Gamal Abdel Nasser, presidente dell’Egitto tra il 1956 e il 1970, eroe del socialismo e del nazionalismo arabo. Il riformismo nahda-islah aveva fatto fare molti passi in avanti al mondo musulmano e negli anni della decolonizzazione presidenti come Nasser si erano ispirati alle ideologie laiche europee. Ma quando l’applicazione di queste ultime nel mondo arabo è fallita, l’Islam ha rioccupato gli spazi ideologici e identitari.
Sunniti e sciiti si sono guardati reciprocamente in cagnesco per secoli, accusandosi gli uni gli altri di essere eretici. Altrettanto, però, per secoli sunniti e sciiti sono convissuti pacificamente all’ombra degli imperi sovranazionali: dagli ottomani ai mughal nel subcontinente indiano. I conflitti aperti sono stati sporadici e in certo senso marginali, come quando i Wahhabiti sunniti nel diciottesimo secolo hanno saccheggiato i santuari sciiti in Iraq. Ma, ripeto, in genere per secoli la convivenza è stata pacifica. L’attuale esplodere di genocidi reciproci è il frutto ulteriore di una strumentalizzazione politica della religione. Non si può dire quando le cose cambieranno: probabilmente solo quando l’assetto della regione si sarà ristabilizzato e la religione non sarà più brandita come pretesto per giustificare la predominanza sciita in Iraq o la predominanza sunnita dell’Isis in Siria. Con gli attentati compiuti dagli uomini del Califfato aumenta la distanza tra Isis e al-Qaeda, che invitava prima di tutto alla jihad contro gli americani e i governi locali loro alleati.

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Una risposta a Il fondamentalismo islamico

  1. redattorecapo ha detto:

    In reazione alla recente legge che vieta il burqa (velo integrale), il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, qualche giorno fa, ha espresso l’augurio “che tutte le donne austriache manifestino contro l’islamofobia indossando, in un determinato giorno, il velo islamico, per soliarietà con le donne mussulmane”. Questo ha detto Van der Bellen durante una discussione con un gruppo di studenti organizzata presso la rappresentanza delle istituzione europee a Vienna. La frase risale al 24 marzo, ma è diventata solo ora oggetto di dibattito, dopo che la tv pubblica Orf l’ha trasmessa all’interno di un servizio sui primi 100 giorni del nuovo capo dello Stato. Il leader del partito populista della Fpoe, Heinz-Christian Strache, si è detto “esterrefatto” e ha chiesto delle pubbliche scuse. E la polemica si è estesa anche alla Germania. Le critiche hanno sommerso der Bellen ad alcuni commentatori hanno stigmatizzato che, al contrario di quanto crede il presidente Van der Bellen, il velo non appartiene alla tradizione dell’islam delle origini: nessuna donna del Profeta lo portava. La consuetudine del velo è nata a Bagdad nel secolo VIII, con i califfi abbasidi. Con il tempo è stata progressivamente assorbita da diverse scuole di giurisprudenza. Alexander Van der Bellen proviene dal gruppo di politici ecologisti, nato a metà degli anni ’90 attorno al tedesco Joseph Fischer, che diede il proprio sostegno all’intervento illegale della NATO in Jugoslavia, a fianco della minoranza mussulmana. A partire dalla seconda guerra mondiale, i Fratelli Mussulmani hanno fatto del velo islamico imposto alle donne il simbolo del progetto politico che vogliono imporre nelle società mussulmane. Questo significa che l’indossare il velo non è un precetto religioso in senso proprio, bensì una scelta politica. In Egitto, negli anni ’60, il presidente Nasser, sostenitore di un socialismo nazionale, volle imporre il divieto del velo alle donne, mettendosi contro tutto lo schieramento radicale islamico. Nasser fu fortemente osteggiato dai governi occidentali ma aveva una fortissima popolarità fra gli egiziani di tutte le estrazioni sociali.
    http://www.controinformazione.info/il-collaborazionista-van-der-bellen-propone-alle-austriache-di-portare-il-velo-per-combattere-lislamofobia-loccidente-sempre-al-fianco-dei-f-lli-mussulmani/

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