L’Europa delle patrie

Nascono di conseguenza due Europe: la CEE (Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo ed Italia), le cui basi sono gettate con il Trattato di Roma del 1957, e, a distanza di pochi anni l’Associazione europea di libero scambio (AELS), guidata dal Regno Unito ed estesa a Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera.Il blocco continentale è così guidato dalla Francia di Charles De Gaulle, deciso a sfruttare “l’Europa Unita” come moltiplicatore della forza di Parigi e contenere l’egemonia americana. Scrive Coudenhove-Kalergi:
“De Gaulle conosce una specie sola di patriottismo europeo in contrasto con i tentativi americani di egemonia. Capisce la necessità di un’alleanza atlantica. Ma respinge l’idea di un “sole centrale” americano intorno al quale le nazioni europee debbano ruotare come pianeti. La sua meta è la collaborazione tra gli Stati Uniti d’America e l’unione degli Stati europei, sulla base della parità di diritti. (…) La sua meta era anzitutto una lega di Stati sovrani, la cui politica coordini in tutti in campi gli interessi comuni: un’Europa delle patrie. Molti dei migliori europei vedevano in questo programma una regressione in confronto agli sforzi di integrazione europea di Robert Schuman, Paul Henri Spaak, Jean Monnet e Konrad Adenauer (…) Desiderano anzitutto la caduta di De Gaulle.
La loro propaganda tendeva ad accelerare questa caduta, come premessa per l’unione dell’Europa”

Il generale De Gaulle si trova così ad affrontare una doppia sfida: quella interna, degli “europeisti” francesi che lavorano per la sua caduta, “premessa per l’unione dell’Europa”, e quella esterna dall’establishment atlantico, deciso a vanificare i suoi tentativi di creare un blocco continentale, ostile agli angloamericani ed aperto alla collaborazione con la Russia, anche sovietica (“l’Europe de l’Atlantique à l’Oural”1). Come neutralizzare la
strategia di De Gaulle? Si tenta di reintrodurre dalla finestra il Regno Unito (i cui Dominions si riducono anno dopo anno), affinché ne arresti la deriva euroasiatica e ne garantisca il fermo ancoraggio atlantico: a due riprese (1963 e 1967) l’anziano De Gaulle blocca la domanda inglese di accedere alla Comunità Economica Europea, finché il suo successore, l’ex-direttore generale della banca Rothschild, Georges Pompidou, non dà il nulla osta all’operazione.
Il premier conservatore inglese Edward Heat può così firmare nel 1973 l’intesa per lo sbarco di Londra “sul Continente”.
Da allora sono quattro le priorità inglesi in Europa:
1. difesa: impedire la nascita di un’alleanza militare o di un  coordinamento tra le forze armate europee alternativo alla NATO e controllare le forze di sicurezza comunitarie esistenti (come l’agenzia Europol diretta dall’inglese Rob Wainwright);
2. esteri: salvaguardare il carattere atlantico della CEE/UE, cosicché la politica estera europea sia conforme agli interessi angloamericani, reprimendo di volta in volta le pulsioni dei singoli Stati ad agire difformemente (vedi le sanzioni all’Iran, alla Russia ed il comportamento dinnanzi alla destabilizzazione NATO del Mediterraneo passata alla storia come “Primavera Araba”);
3. servizi finanziari: difendere gli interessi della City sul Continente, assicurarsi che la CEE/UE non prenda alcun provvedimento che la svincoli dal giogo della finanza anglosassone (l’inglese Jonathan Hill è commissario europeo per i servizi finanziari), controllare gli  organismi finanziari comunitari (il governatore della BCE Mario Draghi è tra gli italianiad essere saliti nel 1992 sul panfilo inglese Britannia e prima di occupare l’attuale carica è stato vicepresidente a Londra di Goldman Sachs International2).

4. economia: impedire che la CEE/UE si trasformi in una riedizione del blocco continentale napoleonico, tagliando fuori dall’economia europea gli USA e le multinazionali statunitensi che hanno delocalizzato in giro per il mondo.
http://federicodezzani.altervista.org/brexit-tutto-finira-la-dove-tutto-e-cominciato/

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Unione Associazioni Culturali
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