Flower power

Può accadere che una singola fotografia nata quasi per caso veicoli un messaggio così forte, e lo faccia in maniera così esatta, da diventare simbolo di un’intera epoca e di tutta una generazione, quella dei “figli dei fiori”, che vide raffigurati in quell’immagine i suoi credo, i suoi valori, le sue speranze.

Flower Power è una storica fotografia scattata da Bernie Boston, un anonimo fotoreporter del Washington Star, il 21 ottobre 1967, durante una marcia contro la Guerra del Vietnam davanti al Pentagono, a Washington.
La foto, candidata al Premio Pulitzer del 1967, mostra un giovane manifestante mentre mette un fiore nella canna del fucile di un soldato della Guardia Nazionale, schierata a difesa del Pentagono.
Quando Bernie Boston sottopose la foto al direttore del Washington Star, questi non intuì l’importanza dell’immagine e la foto venne scartata. Boston allora inviò il suo scatto ai più prestigiosi concorsi fotografici, e fu in questo modo che l’immagine ottenne riconoscimento.

Molte ricerche sono state fatte nel corso degli anni per dare un’identità al ragazzo della foto. Secondo un articolo del Washington Post del 2007, il suo nome è George Edgerly Harris III Jr., ed è divenuto in seguito uno dei leader dei movimenti psichedelici gay, abbracciando la resistenza passiva e la droga come percorsi di liberazione spirituale, fino alla morte avvenuta nel 1982 a soli 33 anni.

Il Flower Power, espressione di un’ideologia non violenta, è un movimento nato tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta negli ambienti dell’Università di Berkeley, in California, come mezzo di protesta simbolica contro la Guerra del Vietnam.
Gli aderenti erano soliti vestirsi con colori vivaci e floreali e portavano fiori sul capo.
Alcuni loro gesti, come bruciare le cartoline di chiamata obbligatoria alle armi, furono clamorosi e suscitarono sdegno negli ambienti tradizionalisti, riuscendo così a gettare il seme di una cultura alternativa.

Il termine Flower Power fu coniato dallo scrittore della “Beat Generation” Allen Ginsberg nel suo saggio del 1965 intitolato “How to make a March/Spectacle”, nel quale auspicava l’uso di “masses of flowers” (masse di fiori) contro la polizia, la politica, la stampa per combattere civilmente la violenza con la pace.

Non è azzardato affermare che i “figli dei fiori” gettarono le basi del moderno ambientalismo, sebbene offuscate dall’uso di droghe allucinogene, cercando un contatto e un rapporto naturale e autentico con il mondo circostante e con il proprio corpo.
Essi proposero un mondo di valori alternativi a quello dei loro padri, mostrarono segni di insofferenza rispetto al corso della vita incanalato lungo i binari della consuetudine e della tradizione e per di più deciso senza il loro assenso. Vestirono, mangiarono, dormirono, amarono e manifestarono le proprie idee e sentimenti con modalità nuove e legate, in parte, anche a culture lontane e primitive.

La fotografia di Bernie Boston ebbe un effetto determinante per la crescita del movimento pacifista degli anni Sessanta, ed è rappresentativa di come un’immagine possa contribuire all’identificarsi di una generazione attorno ad un’ideologia.

Lo stesso giorno e nello stesso luogo Marc Riboud – un fotografo di gran lunga più famoso di Bernie Boston – scattò a una giovane manifestante, Jan Rose Kasmir, una fotografia dai contenuti molto simili a questa.
La foto di Riboud è assai più bella e compiuta, ma per quel tanto di imprevedibile insito sempre nella fotografia l’immagine-simbolo del flower power divenne quella di Bernie Boston.

Foto: Bernie Boston – Flower Power, Washington, 21 ottobre 1967

Bernie Boston

https://www.facebook.com/pages/Fotografia-Il-nuovo-Cassetto/548631371872117?fref=nf

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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