Materialismo spicciolo

Nel 1960 l’ITALIA conta 50.045.000 ABITANTI  di cui Attivi 19.367.000 (38,7%), ripartiti in Agricoltura 29,1%, Industria 40,6%, Servizi 30,3 %
(per la prima volta l’industria e i servizi superano gli addetti all’agricoltura)
II prodotto lordo: Agricoltura 12,5% Industria 38,6%, Terziario 37,5%, Amministrazione pubblica 11,4 %
Nella popolazione italiana quelli  non attivi 30.678.000 ( 61,3 %).

Stipendio di un operaio circa 47.000 (30.000 un contadino, 12.000 una mondina) Costo giornale £ 30. Biglietto del Tram £ 35. Tazzina Caffè £ 50- Pane £ 140 al kg. Latte £ 90. Vino al litro £ 130. Pasta al kg £. 200. Riso la kg £ 175. Carne di Manzo
al kg. £ 1400. Zucchero al kg £ 245. Benzina £ 120.1 grammo di Oro £ 835. Un giorno di pensione tutto compreso a Rimini costa lire 600 (dall’Annuario Enit).
La paga oraria di un operaio è di 144 lire all’ora. Può acquistare con queste lire due etti di mortadella che costano 72 lire l’etto (quella più venduta (60%) marca Galbani, bollino rosso.c’é poi il bollino verde a lire 50 l’etto (30%) e i più
spendaccioni acquistano quella bollino oro, 90-100 lire etto.
(c’era il “miracolo” ma molti dicono che il “miracolo” era lo stare in piedi al lavoro 8-10 ore mangiando solo mortadella o la frittata di un uovo).

Nel 1969, alla fine del decennio,il governo i sindacati impongono orari, salarì, festività, commissioni interne, alle grandi imprese ed è una manna per i piccoli improvvisati imprenditori; si fregano le mani dalla gioia, non credono alle loro orecchie. I grandi complessi parrebbe che si stiano avviando verso il suicidio (ma è solo apparente, per non pagare “dazio”) e loro stanno crescendo in competitività, in termini di profitti, e si stanno allargando a macchia d’olio sull’intero Paese che non aspettava altro.
 A pagare a caro prezzo questa trasformazione sono i lavoratori  dipendenti e tutte le categorie a stipendio fisso, quindi compresi gli impiegati.(finito questo biennio, fino al 1981 si “viaggia” in Italia con una media inflazionistica annua del 16-18%; cioè sono dolori anche per i colletti bianchi).
Territori a vocazione contadina si trasformano tutti in ambienti di piccoli imprenditori. Nascono i sottoscala, i piccoli capannoni, le case diventano laboratori, e gli italiani intraprendenti tutti a lavorare come nella prima rivoluzione industriale, 14 -16 ore al giorno come negri, ma questa volta spinti da un forma masochista che paga, procura / dane’, i schei, le palanche, i soldi, il benessere; e presto diventa una vera e propria “malattia”. Tutti a testa bassa. Una cultura questa che si diffonde, e che paradossalmente porta perfino a fare a meno della scuola. Le Università ora sono libere a tutti, ma 92 su 100 ci provano a fare qualche anno poi buttano la spugna. La scuola di classe ha partorito abilmente e demagogicamente gli illusi, i rinunciatari non si contano. Abituati i figli a vedere soldi facili, preferiscono subito continuare la strada dell’opulenza tracciata dal padre che molto spesso ha meno scuole del figlio, e ha sulla bocca il solito ritornello “guarda me, con solo le elementari, dove sono arrivato”…
Dunque un boom. Nascono ovunque supermercati, magazzini di vestiario, artigiani di maglie e maglioni, di biancheria, di scarpe e scarponi uno dietro l’altro, sarti che diventano subito industriali (pardon stilisti); ex confezionatori di scatolette di sapone in polvere diventano industriali chimici; ex pescatori, proprietari di alberghi e di stabilimenti balneari, e via verso quello straripamento di piccole aziende marginali. C’è’ in crescendo tutto il terziario di massa.
Diffuso è poi il desiderio della proprietà’ immobiliare, che viene subito soddisfatto con delle agevolazioni da capogiro, 1% sui mutui casa, comprese quelle al mare. Si concedono in un anno licenze per 6 milioni di vani, e tutto l’indotto spesso rabberciato e poco qualificato va alle stelle, sbanca l’economia. Il Pil del Terziario (ufficiale) per la prima volta nella storia d’Italia supera quello industriale, il 39,8 contro il 39,7, e presto lo supererà perfino con gli addetti, ha ora il 38,4% contro 44,4%, ma in dieci anni si porterà1 al 50,9% contro il 36,3%. Sta iniziando insomma in questo fine Anni Sessanta, un’altra Italia.
E il “proletariato”? Scomparso! E se sulla costa romagnola, ligure, toscana, veneta, friulana, si vendevano (si svendevano) i terreni delle vecchie colonie fasciste o demaniali o comunali come le noccioline firmando una barca di cambiali e mutui con le locali compiacenti banche (di partito), a Torino usando invece camion di cambiali e mutui, venivano concesse nel corso dell’anno 80.000 licenze di costruzioni; di più’ che a Parigi e Londra messe insieme…

E chi non era già salito “sul carro”, nel vedere l’amico o il parente catapultato nel benessere per il solo fatto di avere iniziata una qualsiasi ed estemporanea attività, non si disperava più di tanto, anche lui aspettava la sua occasione. Che per molti, moltissimi venne. I 170 venditori ricordati sopra di quella famosa ditta tedesca, entrati come dipendenti, dopo pochi anni (4) diventarono 170 imprenditori autonomi, con auto, magazzini, e la sede locale per proprio conto. L’azienda vendeva comunque, anzi più di prima, ma non aveva più 170 stipendi da pagare. Bene per l’azienda e bene per i dipendenti. L’azienda come si dice in questi casi, ebbe la moglie ubriaca e la botte piena. Infatti sotto la spinta utilitaristica i 170 mica facevano più le visite-vendita a vuoto, le facevano mirate e oculate non come quando erano dipendenti. Risultato: nell’azienda in due anni ci fu il raddoppio del fatturato, non aumentando i dipendenti ma eliminandoli del tutto. E gli ex dipendenti guadagnarono il quadruplo e anche il sestuplo. Cioè il plusvalore maggiore andava nelle tasche dell’ex dipendente, perche’ era la distribuzione che costava. Marx questo non lo aveva proprio previsto, (qualcosa aveva accennato: che il capitale avrebbe trasformato la dignità umana in mercé di scambio. E sta avvenendo proprio questo: molti credono che ogni uomo ha un prezzo, ed entrati in questa ottica dimostrano che anch’essi hanno un prezzo, e prima o dopo qualcuno se li compra).
Il    modello “lavoratore sociale” andava bene come idea, è del resto quello che desidera ogni uomo in ossequio ai comandamenti cristiani (platonici) o sotto la spinta di un sentimento privilegiato (o ideologico quando ci sono “tempeste”
sociali), ma il modello “lavoratore imprenditore”, “lavoratore proprietario”, (si dissero una buona parte degli italiani a se stessi) era meglio; ci si avvicinava subito al modello edonistico “americano”, all’utilitarismo ricardiano liberista e non al collettivismo stalinista comunista o maoista.

Sulla “rossa” Costa Romagnola queste idee in questo 1969 erano già molto chiare. Gli albergatori in inverno andavano a caccia nei Paesi dell’Est, facevano tante spedizioni in Russia, osservavano con curiosità i kolchoz, ma poi andavano a vedere com’erano fatti gli alberghi a Miami Beach. Il sig. Amati rientrò a Rimini e si mise in testa di costruire nel suo albergo anche la piscina (la prima su tutta la costa romagnola). Lo presero per pazzo “ma come siamo sul mare!?” dicevano gli altri. E lui, “non vi preoccupate, gli italiani non sono ne’ russi ne’ cinesi, vogliono fare gli americani, aspettate un paio d’anni e vedrete chi ha ragione. Non basta più’ la pensioncina, bisogna creare il lusso, il divertimentificio, il paese dei balocchi” Quando il suo albergo con piscina cominciò a fare il tutto esaurito già a dicembre, allora capirono tutti cosa bisognava fare, e si adeguarono. Come?
In Romagna in questo 1969, le banche non avevano cassetti pieni di cambiali, avevano degli scaffali, dei saloni interi per riporle. montagne di pagherò con dietro dieci girate. In pochi anni tutte onorate dagli ex pescatori, in breve tempo proprietari di alberghi sempre sempre più grandi.
Al ritorno dai viaggi, alla sera, nei bar, o dentro le prime loro associazioni, fra i neo-albergatori, si poteva tastare il polso di questa nuova Italia che stava nascendo: liste zeppe di prenotazioni per i bagni di mare e di sole, e non bagni di sangue rivoluzionario e “Soli dell’Avvenire”. Erano queste riunioni i veri sistemi informativi, finanziari economici e politici dell’Italia 1969. Alta scuola! Migliore di qualsiasi Università’ di Economia e Commercio, di Scienze Politiche o di Sociologia, e di qualsiasi sede politica parlamentare dove si stavano facendo le semplicistiche “operazioni chirurgiche” della programmazione economica o le “nuove svolte” politiche (i centrosinistra zoppi).
Leggere in questo periodo gli opuscoli di Toni Negri o i fogli di Lotta Continua di Sofri, e poi guardare l’esplosione produttiva autonoma dei Veneti (cattolici ex contadini ma in un balzo subito a vocazione imprenditoriale) romagnoli o marchigiani (comunisti ex pescatori ma anche loro con in comune la stessa vocazione imprenditoriale) ecc. ecc. viene da sorridere; comparando certe ideologie con la realta1, sembrano scritti in un altra epoca. Uno storico del 2100 non ci si raccapezzerebbe nel leggere le une e contemporaneamente le altre.
A Bellaria (la preferita dagli operai Fiat) l’Albergo Margherita e tanti altri chiedono in questa estate 1969,1100-1300 lire al giorno . La metà di quanto si prende a Torino con la cassa integrazione (2400 lire). Basta questo dato per capire tutto il resto. Che gli italiani non erano ne’ cinesi ne’ russi. La vera Italia si stava sempre di più allontanando dal fascismo tradizionale e dal progressismo socialista. Il contesto sociale era mutato, si era unificato. Le differenze tra fascisti e antifascisti erano culturalmente, psicologicamente e anche fisicamente intercambiabili. Stava nascendo la “cultura di massa” che sbarazzandosi di quella ecclesiastica, moralistica e patriottica sempre di più’ veniva catturata dalle nuove “leggi” della “nuova cultura”, permissiva, tollerante; quella del consumo.

liberamente tratto da

http://cronologia.leonardo.it/storia/al969bhtm  

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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Una risposta a Materialismo spicciolo

  1. bondenocom ha detto:

    E' appena il caso di sottolineare come, a 40 anni di distanza, lo stesso affannarsi porti, non al proprio benessere, ma alla pura sopravvivenza; il che significa, in termini marxiani, il miglioramento del processo di spogliazione del lavoratore da parte di quella sempre più ristretta minoranza di detentori di quote sempre crescenti del capitale.

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