Modena e l’Italia del boom

Il 17 settembre 2010, presso l’ex ospedale Sant’Agostino, il Fotomuseo Giuseppe Panini inaugura Anni ’60 Modena e l’Italia del boom, oltre 100 foto degli anni Sessanta: scatti che riflettono una stagione cruciale della storia d’Italia;
un decennio che fra tutti è forse il più presente nell’immaginario collettivo per la densità degli eventi.

La rassegna, realizzata dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena, a cura di Stefano Bulgarelli, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è allestita nei rinnovati locali dell’ex ospedale Sant’Agostino e sarà aperta al pubblico da venerdì 17 settembre a domenica 14 novembre, nell’ambito del festivalfilosofia, che avrà quest’anno per tema la fortuna; ed è proprio quest’ultima al centro di alcune sezioni della mostra. Tra le fotografie esposte, realizzate dai maggiori studi fotografici di Modena e attualmente custodite negli archivi del Fotomuseo Panini, sono anche presenti degli scatti realizzati dai fotografi Franco Vaccari, Franco Fontana e Beppe Zagaglia, oltre che da significativi fotoamatori modenesi attivi in quegli anni.
La mostra intende offrire uno spaccato della Modena negli anni Sessanta, caratterizzata prima di tutto dal boom economico, sempre più diffuso grazie all’aumento dell’industrializzazione, che significa occupazione e conseguente benessere alla portata di tutti. Elettrodomestici, automobili, televisioni, giradischi e libri tascabili, entrano definitivamente nelle case degli italiani e modificano gli stili di vita. È l’Italia che si sposta sulla nuova Autostrada del Sole, dei grandi esodi estivi e che davanti alla TV segue i fatti più tragici ed euforici del periodo, come l’uccisione di J. F. Kennedy e lo sbarco dell’uomo sulla Luna, che Modena vive da protagonista e in maniera partecipativa. Le fotografie esposte parlano di tutto questo, così come della nuova immagine che negli anni 60 si ritagliano i giovani, che diffondono la nuova moda, la musica beat (di cui la città emiliana è stata capitale grazie alla presenza di gruppi come i Nomadi e l’Equipe 84), fino alla volontà estrema di rompere col sistema anche attraverso il viaggio verso l’oriente. Sono sempre i giovani che organizzano cortei di protesta (per il diritto allo studio e per la fine di tutte le guerre, tra cui quella in Vietnam, che scotta di più) e che nel cosiddetto “autunno caldo” del 1969, marciano assieme agli operai, scesi nelle piazze e nelle strade per la difesa del posto di lavoro. L’aggregazione collettiva è visibile anche attraverso lo sport, tra cui spicca il calcio, che diviene sempre più un fenomeno di massa.
Ancora le fotografie testimoniano il modo in cui le istituzioni pubbliche locali si sono mosse per diffondere un innovativo welfare state, rivolto ai cittadini attraverso servizi e politiche sociali, al fine di creare le condizioni idonee all’incremento economico del territorio. In questo modo si spiega la nascita dei “villaggi artigiani”, di scuole e istituti professionali che educavano giovani specializzati in ambito industriale e commerciale, dei quartieri popolari, delle biblioteche e della cultura in genere, anche attraverso l’arte contemporanea e i festival del libro economico, che diffondeva la lettura nelle case e nelle fabbriche.

Attraverso tutto ciò, si interpreta simbolicamente un’altra immagine drammatica del periodo: in quello stesso autunno 1966 che ha visto l’alluvione a Firenze, si allagarono le campagne modenesi, provocando un vasto numero di danni. Ancora, un richiamo ad un argomento tristemente attuale, al punto che le fotografie che si presentano rimandano immediatamente alle calamità naturali che in questi anni hanno colpito il Paese.
Fermare una calamità naturale così come creare delle condizioni sociali positive ai cittadini che a sua volta arginino le degenerazioni di protesta, ben esprime la particolarità del “caso Modena”, offrendo un’interessante chiave di lettura della mostra che sarà realizzata nell’ambito del Festivalfilosofia di Modena avente come tema la fortuna, interpretabile in questo caso come una volontà ideale e pratica di allontanare pericoli prevedibili e non.

Assieme alle foto, alcuni oggetti simbolici del periodo consentiranno una maggiore penetrazione degli anni 60, oltre che rendere il percorso di mostra più eterogeneo e coinvolgente.

Titolo
Anni ’60
Modena e l’Italia del boom

Periodo
17 settembre – 14 novembre 2010

Sede
Ex Ospedale Sant’Agostino
Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena
tel 335-1621739

Inaugurazione
17 settembre ore 19.30

Aperto
17 settembre ore 9-23
18 settembre ore 9-2
19 settembre ore 9-22
dal 21 settembre da martedì a domenica
ore 11-19
apertura strordinaria 1 novembre ore 11-19

Enti promotori
Fotomuseo Giuseppe Panini
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Cura
Stefano Bulgarelli

Ingresso
gratuito

Informazioni
Fotomuseo Panini
Via Giardini 160
41124 Modena
tel. +39 059 224418

info@fotomuseo.it http://www.fotomuseo.it

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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Una risposta a Modena e l’Italia del boom

  1. bondenocom ha detto:

    Modena a partire dagli anni Sessanta ha sviluppato quello che oggi sempre più si tende a definire come un particolare modello di welfare state capace di seguire il cittadino “dalla culla alla tomba”, come “poeticamente” affermato dallo stesso sindaco Triva nel 1971.

    In questo periodo caratterizzato dal boom economico si gettano le basi per la crescita socio economica di una città che dal 1961 al 1971 si ingrandisce notevolmente, passando da 139.183 a 171.072 residenti, molti dei quali emigrati meridionali. Ad essi si rivolsero un sistema di servizi comprendenti la tutela del lavoro, l’istruzione, l’aggregazione ricreativa, la salute, la cultura, ma anche strategie politiche ed urbanistiche come la messa a punto del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP) del 1964 e del nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) del 1965. Su questa linea si possono leggere anche la creazione del nuovo Mercato bestiame nel 1948, dell’Aerautodromo nel 1950, del Villaggio artigiano del 1953, l’apertura delle scuole tecniche professionali, delle prime scuole d’infanzia e la nascita della prima casa-albergo per anziani di Via Cialdini.

    Oltre a ciò sono questi gli anni in cui si afferma lo straordinario sviluppo industriale modenese che trova massima realizzazione nell’industria meccanica, con le eccellenze quali la Maserati, la carrozzeria Scaglietti e la mitica scuderia Ferrari a Maranello. Di questa emozionante ascesa di una “piccola città” divenuta grande ci parlerà l’ospite Giancarlo Benatti, esperto conoscitore di storia locale ma soprattutto cantore delle gesta di quella singolarissima epopea automobilistica che ha valso a Modena l’appellativo di “città dei motori”.

    Giancarlo Benatti, nato a Modena il 14 aprile 1945. Assessore ai lavori pubblici presso il Comune di Modena negli anni Ottanta. Esperto e conoscitore di storia locale ha pubblicato “Il romanzo dei bolidi rossi – Storia e leggenda dell’Autodromo di Modena” Ed. Il Fiorino e “Il palcoscenico della città” Ed. RFM.

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