A cosa serve la storia?

A cosa serve la storia? Come ex-docente, in possesso di regolare abilitazione all’insegnamento della medesima, direi alla conoscenza (Historia magistra vitae), come recitava e recita tuttora il motto sul frontone della mia scuola elementare:”Non scholae, sed vitae”.

Dal momento che, in questo caso, il periodo studiato era anche un periodo che avevo vissuto, mi sono trovato subito nella necessità di sfrondare l’eccesso di documentazione e ho trovato subito inessenziale tutto quello comunemente usato per rimbecillire le folle: sport, spettacolo, cronaca nera e rosa e, ovviamente, propaganda e pubblicità.

Inevitabile notare che sono esattamente le cose che riempiono la vita della gente, unite ad un lavoro alienante che ti porta via ogni energia, lasciandoti addormentato in poltrona la sera davanti alla TV.

Gli anni ’60 sono appunto come la “cartina al tornasole” di tutto questo; si cominciava ad avere quello che è necessario: cibo tutti i giorni, una casa calda coi servizi igienici, i primi elettrodomestici (per liberare da tempo e fatica specialmente la donna) automobile (senza il traffico e le limitazioni di oggi ) e meccanica per liberare dal lavoro manuale (ma non da quello ripetitivo).

Si dirà che TV, giornali spettacolo confondevano anche allora la vita, però, un po’ perché si dava loro meno importanza, un po’ perché a scuola si insegnava ancora a pensare con la propria testa e (nonostante Guy Debord nel suo “La società dello spettacolo” avesse già previsto tutto) c’era una minore omologazione e rassegnazione.

Per questo nel mio blog ho cercato di sottolineare solo i momenti alti, le individualità, le innovazioni al contrario di altri blog sullo stesso periodo che sono un ricordo selettivo di tutte le sciocchezze rese importanti solo dall’essere associate alla propria gioventù.

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Unione Associazioni Culturali
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