The time machine (1960)

Siamo agli inizi del novecento ed uomo è riuscito ad inventare una macchina che lo porta a spasso per le epoche. Il suo viaggio nel futuro lo porta attraverso due guerre ed una terza, quella definitiva, guerra mondiale nucleare che ha decimato l’umanità. Dopo aver raggiunto l’anno 802.701 egli si trova in una società dove gli apatici Eloi vivono in superficie senza interessi e desiderio di conoscenza, ma passando il loro tempo tra giochi e pranzi, mentre, nel sottosuolo, i Morlock, vivono per cibarsi delle creature della superficie, sarà lo scienziato a convincere gli Eloi a combattere per la propria libertà.

Klaatu, Barada, Nikto!

La famosa frase appartiene al film “Ultimatum alla terra” del 1951, la ricordiamo qui per analogia con un filone fantascientifico che non riponeva alcuna fiducia nel genere umano e viene pronunciata proprio per evitarne l’annientamento.
La frase, di una ipotetica lingua aliena, è entrata nell’immaginario collettivo, tant’è che molti altri artisti l’hanno citata in svariate opere. Ne L’armata delle tenebre viene usata dal protagonista come formula magica. George Lucas padre di Guerre Stellari, ne Il ritorno dello Jedi del 1983, utilizza le singole parole per dare il nome a tre alieni della corte del signore del crimine Jabba the Hutt. La frase è anche pronunciata dal generale cattivo di Toys per bloccare i giocattoli.

Ma vi sono anche citazioni in svariati film (Tron), telefilm ( X-Files, Genitori in blue jeans, I Simpson, Farscape, Johnny Bravo), in alcuni romanzi (The Armageddon Rag di George R. R. Martin e Mucho Mojo di Joe R. Lansdale) e anche nel mondo dei videogiochi (SimCity 2000, Grand Prix 2, Sam & Max Hit the Road, Sacrifice, World of Warcraft) nonché del software: digitando “about:robots” nella barra degli indirizzi di Mozilla Firefox 3 la linguetta della “pagina nascosta” risultante ha come titolo questa citazione.

Qualche anno dopo l’uscita del film, alcuni critici vollero vedere nel film un’allegoria cristiana facendo notare che Klaatu arriva dal cielo, si confonde fra la gente comune assumendo il nome di Carpenter (in inglese: falegname), viene tradito, viene ucciso, poi resuscita e ascende al cielo. Il regista Wise e il produttore ribadirono l’assoluta casualità di queste analogie, ma lo sceneggiatore dovette ammettere che esse erano volute, aggiungendo che comunque «per più di dieci anni non se ne era accorto nessuno»

La colonna sonora è firmata dal celebre Bernard Herrmann, compositore di fiducia di Hitchcock e Welles. Al tempo non esistevano strumenti elettronici, ma Herrmann si permise di sperimentare delle sonorità inedite usando violino, basso elettrico, quattro pianoforti, quattro arpe, una sezione di trenta fiati e soprattutto due theremin, che danno al commento musicale del film un’atmosfera ermetica e angosciosa.

Fonte: wikipedia

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Unione Associazioni Culturali
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