Grafica psichedelica

Il senso di libertà che si respirava in California poco dopo la metà degli anni Sessanta dev’essere stato, per chi lo ha vissuto in prima persona, qualcosa di indescrivibile: un’ondata fresca inebriava la musica, le forme della comunicazione e il desiderio di “stare insieme” nelle sue molteplici forme. Le porte della percezione venivano spalancate ora dalla meditazione, ora dal ritmo della musica, ora dall’uso (e talvolta dall’abuso) di droghe. La psichedelia, in tutte le sue forme, si fondeva con il rock e al contempo, come vedremo, con le avanguardie artistiche.

Questo fenomeno, che cavalcava in parte l’onda lunga della controcultura “beat”, divampa nel 1967 con la “Summer of Love”, il memorabile raduno che vide raccogliersi circa centomila giovani nel distretto di Haight-Ashbury a San Fran-cisco. Il desiderio di libertà sessuale, il pacifismo , la meditazione, la scoperta delle culture altre, il rifiuto della società dei consumi, la volontà di sondare i confini della propria mente ebbero come straordinario elemento catalizzatore la musica rock, i cui concerti, al pari di una performance artistica, prevedevano l’uso di avvolgenti scenografie e di ingegnosi giochi di luce.

Nacquero così a San Francisco alcuni club presto diventati celebri, come il Fillmore di Bill Graham o l’Avalon Ballroom promosso dalla Family Dog, sui cui palchi si esibivano gruppi e musicisti del calibro di Santana, Steve Miller Band, Grateful Dead e Janis Joplin.
Per promuovere questi eventi si scelse di utilizzare uno stile grafico altrettanto sperimentale, capace di visualizzare in modo assai efficace il vortice di sensazioni prodotte dalla musica e dalle più disparate sostanze lisergiche. …
Da semplici elementi promozionali, i poster e le cartoline d’invito ai concerti divennero presto oggetti da collezione, e passarono dai muri delle strade della California alle pareti delle abitazioni di molti giovani. I produttori decisero così di alzare notevolmente le tirature di stampa, vendendo tutto quanto non era poster per un concerto necessario alla promozione diretta degli eventi, durante i concerti o in altri punti vendita come i negozi di dischi.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i protagonisti di questa rivoluzione grafica non furono i titolari dei più rinomati studi di comunicazione pubblicitaria del tempo. Al contrario, essi erano giovani e squattrinati hippy, i cui nomi furono consacrati nel settembre del 1967 da un articolo apparso sulle pagine della prestigiosa rivista “Life”.

Tra i primi a dedicarsi a questo nuovo stile fu, nel 1966, Wes Wilson, il grafico che più legò il suo nome
all’utilizzo di Lsd, attivo sia per il Fillmore che per l’Avalon Ballroom. Dallo stile di Wilson – specialmente nella sua costante tendenza a deformare il lettering delle scritte – prese spunto un altro cavallo di razza della grafica psichedelica, Stanley Mouse, che fino ad allora si era guadagnato da vivere dipingendo automobili e magliette. Un altro imprescindibile è poi Rick Griffin, attivo in precedenza come disegnatore di fumetti sulle pagine del “Surfer Magazine”. Victor Moscoso, i cui lavori si caratterizzano per un acceso cromatismo, per l’influenza dell’Optical Art e per una vena grottesca che tradisce la sua collaborazione con celebri riviste di comics come “Zap”, è l’unico tra questi artisti a poter vantare una formazione accademica di tutto rispetto presso la Yale University, dove era stato allievo di Josef Albers.
Il vertice della grafica di Moscoso è costituito probabilmente dalla serie detta Neon Rose, incentrata non esclusivamente sui grandi eventi rock, come documenta il manifesto realizzato nel 1967 per il negozio di abbigliamento hippie “The Blushing Peony”.
Nata per pubblicizzare eventi musicali entro i confini della California, la grafica psichedelica si diffuse presto in altri luoghi e in altri campi della comunicazione giovanile, a cominciare, naturalmente, dalle riviste. I più famosi (e oggi ricercatissimi) titoli di questa “alternative press” vanno dalla californiana “San Francisco Oracle” alla londinese “Ozz”, passando dall’italiana “Pianeta Fresco”, rivista promossa da Fernanda Pivano, Ettore Sottsass e Allen Ginsberg.
Col passare degli anni l'”underground” divenne “overground”: i colori e le forme della grafica psichedelica finirono così, nei primi anni Settanta, sulle pagine dei rotocalchi per pubblicizzare i più noti prodotti destinati ai giovani, dai jeans alle bevande. Relegata nell’oblio della storia dell’arte, a quarantanni di distanza la grafica psichedelica ha iniziato finalmente a essere conosciuta e apprezzata nelle sue forme e nei suoi significati originari anche dal grande pubblico, grazie a mostre come l’itinerante Summer of Love: Art ofthe Psychedelic Era, ospitata, fra il 2005 e il 2007, a Liverpool (Tate Liverpool), Vienna (Kunsthalle) e New York (Whitney Museum of American Art).

Duccio Dogheria, Artedossier n.260, novembre 2009, pp.22-27

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