La cinese

La cinese di Godard (1967)

La cinese, in cui l’occhio e l’orecchio di Godard si fermano sui giovani francesi, studenti e artisti, che cercano in Mao la terra promessa alle loro inquietudini d’adolescenti piccolo borghesi. Sono in cinque, e vivono in un appartamento che delle amiche hanno loro ceduto per le vacanze. Véronique è studentessa di filosofia, ed è quella che rimugina le idee con maggiore tormento; Guillaume è attore; si riempie la bocca di Brecht, ma vagheggia la sostituzione del teatro tradizionale con una forma di comunicazione diretta, consistente nell’andare a recitare le battute a domicilio, applicandole allo stato d’animo di chi viene ad aprire la porta; Henri studia chimica, e ha il cervello più inquadrato in schemi razionali; Kirilov, così chiamato perché somiglia al personaggio di Dostoevskij, fa il pittore; Yvonne, d’origine contadina, dopo aver battuto il marciapiedi pensando al sol dell’avvenire è venuta a fare da serva-compagna ai quattro intellettuali.
Tutti insieme hanno fondato una microcellula maoista. Tappezzati i muri di slogan, riempiti gli scaffali di libretti rossi con le massime auree, impiegano il tempo severamente, impartendosi lezioni di tecnica rivoluzionaria. Leggono ad alta voce i pensieri di Mao, ospitano un amico negro che predica l’applicazione del marxismo-leninismo al terzo mondo, distribuiscono il libretto per le strade. Qualcuno fa persino all’amore, ma questa è un’attività periferica, sospetta di deviazionismo borghese; al centro dei loro interessi c’è il dibattito ideologico, che si risolve in un mar giallo di chiacchiere e in pantomime antiamericane…

La cinese di Xiaolu Guo (2009)
Mei, una giovane cinese, decide di abbandonare la noiosa quotidianità del suo piccolo villaggio natale per la vicina città di Chongqing. Ma la vita cittadina non è meno difficile. Licenziata da una fabbrica di vestiti che l’aveva appena assunta, la ragazza rimedia un impiego in un salone da parrucchiere. Lì incontra Spikey, sicario della mafia locale. Se Mei è profondamente attratta da quest’uomo brutale, che non esita a chiederle di picchiarlo con un nunchaku in mezzo alla strada, per lui la ragazza è soltanto una conquista in più. Una sera Spikey rientra a casa coperto di sangue e muore sotto i suoi occhi. Mei trova alcune mazzette di banconote sotto il materasso e parte subito per Londra, dove ha l’opportunità di sposare mister Hunt, un uomo di settant’anni. Nel silenzio della casa del nuovo marito per lei comincia una vita nuova. Sarà soddisfatta di quella monotona quotidianità?
Scandito dalla colonna sonora originale di John Parish, realizzata in collaborazione con PJ Harvey e gli Eels, e da un’eloquente divisione in capitoli con titoli quali Sometimes you wonder who you really are oppure Mei feels love under the Big Ben calendar, il film di Xiaolu Guo è il ritratto di una donna che non esita ad affrontare una serie di dure prove nella speranza di un futuro più generoso. Per introdurci nell’universo emotivo della protagonista, la regista si serve di elementi naturali, come il caldo soffocante dell’estate, un’anatra brutalmente sgozzata, un cane sbranato da una volpe. Attraverso le peripezie e gli incontri di Mei, She, a Chinese parla anche della mescolanza delle culture in questi primi anni del XXI secolo, e del modo in cui gli esseri umani, gli stili di vita, gli oggetti di consumo o la musica valicano le frontiere. Benché nella sua esistenza questo meticciato generi un certo caos, Mei trova la forza di sfuggire all’isolamento e prosegue la sua fuga verso l’ignoto, secondo i propri desideri.

 

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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