Il Living Theatre

Arrivato in Italia nel 1961, il Living Theatre ha recitato in centinaia di paesi, piccoli e grandi, spesso in luoghi (cantieri, scuole, strade…) e contesti poco usuali. La compagnia ha portato così al pubblico italiano opere che hanno cambiato la fisionomia del teatro moderno, in cui predomina la ricerca collettiva degli attori e delle attrici e l’interazione creativa con il pubblico presente. Complessivamente, il Living Theatre ha rappresentato più di 80 produzioni, recitate in diverse lingue e in 25 paesi. Il gruppo lavora sempre in maniera autonoma e collettiva, con la direzione di Judith Malina e di Hanon Reznikov (mancato nell’Aprile 2008), subentrato nel 1985 a Julian Beck, dopo la scomparsa di quest’ultimo. Dal 1999 al 2004 la sede europea del Living Theatre è stata presso Rocchetta Ligure, in val Borbera in Piemonte.

Il filmato non rende giustizia a questa compagnia teatrale che solo dal vivo sapeva comunicare allo spettatore un senso di appartenenza e una carica rivoluzionaria tipica di quegli anni.

Parlano, non sempre appoggiandosi alla struttura portante di un racconto, del male di vivere della società contemporanea, della violenza che la permea, degli arbitrii e dei soprusi del potere. Cercano di restituire al teatro la sua funzione di momento privilegiato, rituale, della collettività, riallacciandosi cosi alle sue origini e gettando le basi per una sua rifondazione: e ottiene questo rimettendolo in contatto diretto, di pelle, con le ossessioni, le speranze, le paure del quotidiano. Il teatro diviene così, almeno nelle intenzioni, il luogo della coscienza collettiva, la tribuna di un discorso rivoluzionario, lo specchio di un’epoca, la sede della catarsi, la possibile prefigurazione di un mondo nuovo. Confluiscono in questi spettacoli il messianismo ebraico, le inquietudini dell intellighenzia newyorkese di questi anni, le prospettive utopi-che che sottendono le rivolte giovanili del periodo. Tutto un pubblico, in buona parte giovane, si sente per la prima volta non più testimone passivo di un fatto estetico, ma ne diventa realmente partecipe, lo vive insomma di persona. In Italia il Living suscita imitazioni volonterose e adesioni entusiaste, ma porta soprattutto in primo piano una volontà di rinnovamento del teatro che già si è manifestata negli ardimentosi e irrequieti esperimenti delle cosiddette cantine romane, e contribuisce a creare intorno a essa una rete di consensi. Scarsa è tuttavia la sua influenza diretta sulle personalità più rilevanti di questo movimento, che sono Carmelo Bene. Mario Ricci. Carlo Quartucci e Leo De Berardinis. Accomuna costoro il rifiuto del teatro cosi com è. il desiderio di rimetterne in discussione tutti gli elementi linguistici, il richiamo alle potenzialità delle avanguardie storiche. il contatto diretto con le esperienze più avanzate delle arti figurative, la passione di sconcertare e spiazzare lo spettatore offrendogli eventi la cui fruibilità passa attraverso una disponibilità non soltanto mentale. Gli esponenti più significativi di questo “nuovo teatro si riuniscono a convegno a Ivrea nel giugno 1967. Per la prima volta si pone un’alternativa alle concezioni teatrali dominanti. Ma è un inizio. Appare chiaro che da questo momento in avanti il teatro non potrà più essere la stessa cosa: sono aperte le porte agli esperimenti più arditi. Ettore Capriolo

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Unione Associazioni Culturali
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