Una disperata protesta

Alla vigilia del festival (gennaio 1967) vari amici, tra cui Nanni Ricordi e Michele Maisano, cercano di dissuaderlo: ma Tenco è ormai in gioco. Forse non sa come fare; forse un po’, in fondo, ci tiene. Sta di fatto che Fegatelli riporta una sua dichiarazione che lo stesso biografo definisce come una sorta di testamento, e che è comunque l’espressione dei suoi sentimenti: “Io ho sempre imboccato la strada sbagliata. Sbagliai quando mi illusi di diventare ingegnere e a casa mia non c’era una lira, sbagliai quando mi misi a scrivere canzoni e quando mi illusi di fare un mestiere. Ho sbagliato pure adesso a venire a Sanremo, anche se mi ci hanno voluto loro, perché io non ho fatto una mossa per venirci, e magari non ci fossi venuto mai”.
Luigi prende alloggio all’Hotel Savoy di Sanremo (l’albergo oggi non esiste più, è stato chiuso una ventina d’anni fa). Occupa la camera 219, nella dependence, una stanza collocata nel seminterrato… Era arrivato a Sanremo in treno, da Roma, via Milano (dove era giunto in aereo) e Genova. La sua auto, una Giulia verde, è rimasta a Roma. Tenco telefona alla Rca e prega qualcuno di portargliela a Sanremo, in modo da poter rientrare a casa, a Recco, al termine della manifestazione. L’auto viene portata a Sanremo dal discografico Paolo Dossena che nota nel cruscotto dell’auto, una pistola. Le pistole( perchè a dire la verità Luigi ne acquistò due, una Walther Ppk e un’Astra ) erano state acquistate dallo stesso Tenco nel novembre ’66 per difesa personale: Luigi aveva confidato al fratello Valentino di aver subito delle minacce di morte e infatti DUE GIORNI PRIMA DI MORIRE anche a Paolo Dossena che gli chiede conto della pistola ritrovata da lui nel cruscotto Luigi confermerà: “Mi hanno minacciato di morte e con questa mi sento piu’ sicuro”.
“La vigilia del festival scorre tra i consueti rituali. Raffiche di fotografie scattate qua e là accanto alla celebre partner, interviste. Quattro chiacchiere con gli ammiratori e qualche autografo” [Par. p. 138]. Ma alla sera, quando arriva il suo turno, Mike Buongiorno deve spingerlo in scena. Prima di mettere piede sul palco Luigi dice a Mike Bongiorno: “Vado fuori, canto e poi ho chiuso con la musica leggera”, frase compresa erroneamente da tutti perchè Luigi non si stava riferendo al suicidio ma AL RITIRO DALLE SCENE MUSICALI !!!
Ciao amore ciao si classifica al dodicesimo posto, con soli 38 voti dei 900 disponibili. Il verdetto potrebbe essere neutralizzato dalla commissione di ripescaggio presieduta dal giornalista Ugo Zatterin, direttore del Radiocorriere Tv, il quale, forte della sua posizione, spinge per La rivoluzione, uno squallido brano interpretato da Gianni Pettenati. Il giornalista Lello Bersani e il regista Lino Procacci, membri della commissione, si dimettono indignati.

Prima di morire Luigi scrive il celebre biglietto, che poi verrà letto come un duro atto d’accusa contro la spietata macchina del festival” [Par. pp., 146-147] anche se ULTIMAMENTE sono stati “intercettati” su quel foglio DEI CALCHI DI PAROLA che ci fanno comprendere “con ritardo” ma meglio tardi che mai che quella lettera spacciata per lettera d’addio, in verità era l’ultima pagina di una lettera di denuncia dove Luigi Tenco oltre a denunciare le combines del festival ( pagine precedenti mancanti ), annunciava il suo ritiro dalle scene musicali NON PERCHE’ STANCO DELLA VITA ( TUTT’ALTRO ) ma come atto di protesta.Ecco il testo:

Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente 5 anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno.
Ciao. Luigi.

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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