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Rauschenberg

Rauschenberg

 

A un anno dalla scomparsa di Robert Rauschenberg, avvenuta il 12 maggio del 2008, la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a una delle più grandi forze creative dell’arte americana dagli anni ’50 con la mostra Robert Rauschenberg: Gluts (30 maggio – 20 settembre, 2009) a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate. Con circa quaranta lavori, l’esposizione presenta un corpus di opere in metallo, poco conosciute dal grande pubblico, provenienti dal Rauschenberg Estate nonché da istituzioni e collezioni private americane e non solo. Incline al riciclo, Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986-89 e 1991-95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.

Sia la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York che la città di Venezia hanno avuto un ruolo significativo nella carriera di Rauschenberg, che ha stabilito con entrambe una relazione del tutto particolare.

Già nel 1961 il Museo Solomon R. Guggenheim espose le sue opere in due mostre. Poco più tardi, nel 1963, Lawrence Alloway, allora curatore del museo, organizzò la mostra Six Painters and the Object che comprendeva sei lavori dell’artista texano, e nel 1992 il Guggenheim Museum SoHo presentò Robert Rauschenberg: The Early 1950s, curata da Walter Hopps della Menil Collection di Houston, Texas. Infine nel triennio 1997-99 il Solomon R. Guggenheim sotto la direzione di Thomas Krens, allestì quella che, tutt’oggi, rimane la maggior retrospettiva dedicata alla sua carriera Robert Rauschenberg: A Retrospective, in ben tre sedi della città di New York. L’esposizione venne curata da Hopps e da Susan Davidson, co-curatrice della mostra oggi alla Collezione Peggy Guggenheim, e venne poi esposta a Houston, a Colonia e al Guggenheim Museum di Bilbao. Il catalogo che l’accompagnava è ormai considerato un volume di riferimento per l’opera dell’artista, e fu in quell’occasione che la Fondazione Guggenheim e il Guggenheim Museum di Bilbao acquistarono un’opera monumentale del primo Rauschenberg, Barge (1962-63), il suo più grande dipinto serigrafato. Nel 1964 Rauschenberg vince il Gran Premio di Pittura della 32° Biennale di Venezia, affermandosi così definitivamente a livello internazionale, e portando al centro della scena artistica, la rivalità tra New York e Parigi quali centri nevralgici delle arti visive. Aggiudicandosi il Gran Premio a soli trentotto anni pose fine a una lunga serie di premi assegnati ai maestri europei della generazione del periodo pre-bellico.

Alan Solomon, commissario del Padiglione Americano, portò a Venezia i suoi Combines più rappresentativi come Factum I e II (entrambi del 1957), Bed (1958), Canyon (1959), Winter Pool (1959), e Third Time Painting (1961). Nel 1975 Rauschenberg torna a Venezia per una mostra di un mese a Cà Pesaro, il Museo civico d’arte moderna, dove vengono presentate opere come Cardboards (1971-72), Early Egyptians (1973-74), Hoarfrosts (1974-75), Jammers (1975-76). Nel 1996 viene poi invitato a esporre tre gruppi di opere sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni, inclusa una sua collaborazione con Darryl Pottorf (Quattro mani, 1996). Tredici anni dopo, Robert Rauschenberg: Gluts rappresenta la sua quarta mostra in città e il suo primo omaggio postumo.

Susan Davidson, Senior Curator for Collections & Exhibitions del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni ’80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull’esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l’artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale. Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts. L’ispirazione nasce da una visita a Houston in occasione della mostra Robert Rauschenberg, Work from Four Series: A Sesquicentennial Exhibition, realizzata presso il Contemporary Arts Museum. A metà degli anni ’80 l’economia del Texas si ritrova nel bel mezzo di una recessione dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero. Rauschenberg prende nota della devastazione economica della regione raccogliendo insegne di distributori di benzina, pezzi di automobili abbandonate e altri rifiuti industriali dannosi per l’ambiente. Al suo ritorno nello studio di Captiva, in Florida, Rauschenberg trasforma i detriti raccolti in altorilievi e sculture che ricordano i suoi primi Combines. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: “E’ il momento dell’eccesso, l’avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine [.] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l’esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità”. Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. “Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile.”

L’esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in italiano e inglese, edito da Guggenheim Publications. Il volume include una rilettura del lavoro dell’artista come scultore, scritto dalla nota pittrice e autrice Mimi Thompson, un’introduzione di Susan Davidson, che prende in esame lo sviluppo stilistico dei Gluts, un saggio della coreografa Trisha Brown che racconta di come Rauschenberg la salvò quando, in Italia, le sue scene andarono perdute e poi trasformate nei Gluts napoletani, e infine una storia illustrata delle esposizioni.

La mostra gode del sostegno della Regione del Veneto e delle Intrapresae Collezione Guggenheim, ed è resa possibile grazie a Art Forum Würth Capena, Aperol, Hangar Design Group. Radio Italia e Corriere della Sera sono media partners dell’esposizione.

 


Robert Rauschenberg: Gluts
Fino al 20 settembre 2009
orario d’apertura: 10.00-18.00; chiuso il martedì
ingresso: euro 12; euro 10 senior oltre i 65 anni; euro 7 studenti; gratuito 0-10 anni
info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it
Ufficio stampa: tel. 041. 2405 404/415 –
press@guggenheim-venice.it

Immagine:Robert Rauschenberg, West-Ho Glut, 1986. Metallo assemblato 208,3 x 162,6 x 26,7 cm. Collezione Terrae Motus, Palazzo Reale, Caserta
© Estate of Robert Rauschenberg / licensed by VAGA, New York, NY / SIAE 2009

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