Opera aperta

Un appena trentenne Umberto Eco, nel 1962 pubblica il saggio Opera aperta che, con sorpresa dello stesso autore, ebbe notevole risonanza a livello internazionale e diede le basi teoriche al Gruppo 63, movimento d’avanguardia italiano, che aveva come intento una riformulazione dei criteri espressivi del romanzo.

Una delle novità del libro è la centralità della funzione del lettore nel fenomeno di interpretazione critica che fa sì che ogni interpretazione dia origine ad una nuova esecuzione dell’opera; il che significa che ogni espressione artistica, non solo la musica, prende vita e si trasforma ogni volta nelle mani del suo fruitore.

Un’altra fondamentale intuizione è l’apertura di ogni prodotto artistico agli influssi di altre discipline non considerando la poesia, la pittura, la musica territori recintati ma intercomunicanti e in aggiunta non ponendo distinzioni tra cultura alta e bassa (o popolare).

Il che fa sì che il critico si possa occupare con criteri metodologicamente avanzati anche di Mike Bongiorno (come farà lui stesso in Diario minimo con “Fenomenologia di Mike Bongiorno”) o di Rita Pavone:

Alle sue prime apparizioni, Rita desta perplessità circa la sua età (ndr.19 anni all’epoca dello scritto), ma il personaggio Pavone oscilla tra i 13 e i 15(…) la Pavone appariva come la prima diva della canzone che non fosse donna, ma neppure bambina. La pubertà si faceva balletto. I turbamenti di una tempesta ghiandolare che solitamente hanno esiti segreti e sgraziati, diventavano in lei dichiarazione pubblica, gesto, teatro e si facevano stato di grazia. Così Rita Pavone, da Caso Clinico che poteva essere, è diventata Norma Ideale e si è stabilizzata come Mito.

U.Eco, Le canzoni della cattiva coscienza, Bompiani 1964 (prefazione).

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Unione Associazioni Culturali
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