Cantautori e complessi

Col boom economico aumentano le capacità di spesa anche dei giovani e l’industria discografica non tarda ad accorgersene: i bar si riempiono di jukebox (e di flipper) e nelle case fanno la loro comparsa i primi mangiadischi.

A questo proposito va detto che la tecnologia cambia sia le modalità di fruizione della musica, sia quelle di esecuzione: per intenderci al cantante accompagnato dalla grossa orchestra (o big band) si sostituisce il piccolo complesso sul modello jazz/rock (il beat arriverà più tardi).

L’ascolto della musica non avviene più nel salotto dei genitori, ma al bar, sulla spiaggia, in camera propria, alle feste grazie alla portabilità del mangiadischi, il che favorisce le aggregazioni giovanili lontano dallo sguardo dei genitori e le vendite del 45 giri che soppianta decisamente il 78 di papà, diventando l’icona della nuova generazione.

All’interno del panorama musicale italiano si evidenzia poi una prima distinzione (ne seguiranno poi infinite altre, fino alla frammentazione attuale): quella tra la canzone “d’autore” ed i complessi; la prima privilegia il testo, la seconda la musica.

La distinzione non è subito così netta, esempio emblematico è Luigi Tenco che parte dall’influenza dei chansonniers francesi (Brassens, Ferré, Brel), come poi De André e la “scuola genovese” in genere, pur facendo contemporaneamente parte di un complesso: i Cavalieri: Luigi Tenco voce e sax, Franz Reverberi vibrafono, Paolo Tomelleri clarino basso, Enzo Jannacci pianoforte, Nando De Luca batteria.

Già in questo testo “Cara Maestra” del 1962 c’è la rottura con lo schema tradizionale delle strofette e del ritornello, anche se si rispetta ancora il metraggio canonico dei 3 minuti che sarà abbondantemente superato in seguito con l’affermarsi del LP (20 minuti per lato) a cui si affideranno, praticamente in esclusiva i cantautori più affermati, lasciando il 45 alle canzoni più “commerciali”.

Inutile sottolineare l’antiautoritarismo del testo che diventerà una costante del decennio.

Nota: La c.d. scuola genovese fu una invenzione di Nanni Ricordi e comprendeva, oltre a Luigi Tenco, Gino Paoli, Umberto Bindi, Bruno Lauzi e Fabrizio De André.

Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali
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